Qualche giorno fa, insieme ad un’amica, ho fatto anche io la turista nella mia Sanremo Mi piace ammirare la città come se la vedessi per la prima volta. Passeggio lentamente, osservo le facciate, gli scorci, i vicoli e di solito concludo la passeggiata di fronte Casino che spicca alto, bianco, maestoso, dietro imponenti palme. Immagino lo stupore di chi lo vede per la prima volta. Quel giorno, però, qualcosa non mi tornava: per un attimo ho pensato a un calo di vista, o a uno strano gioco del sole. Dov’era finito tutto quel bianco? Proprio in quel momento, la mia amica mi ha chiesto: “ti piace il nuovo colore del casino?” Non le ho risposto subito. Ero troppo interdetta. Sto sognando? – Le ho detto, dopo un pò, guardando quel colore panna sporco – sarà provvisorio! Non possono veramente pensare di lasciarlo così! . “No, no!” – mi ha risposto lei –– lo lasciano così, sostengono che questo sia il colore Liberty riginale”.
Ieri ci sono tornata per rivederlo e magari convincermi ad apprezzarlo. Non ci riesco. È proprio brutto. Mi rendo conto che per i sanremesi questo non sia un problema impellente. Alla gente interessa parlare di sicurezza, immigrazione, disoccupazione. Giusto. Ma io penso che Sanremo, proprio perché è Sanremo, abbia di fronte ai turisti il dovere di conservare la sua bellezza e una delle bellezze per cui affrontano il viaggio è appunto il Casinò, uno dei simboli. Sanremo appartiene soprattutto ai sanremesi, i quali hanno, a mio parere, il diritto di essere consultati su decisioni così importanti come l’aspetto estetico della città. Un giorno potrebbero decidere senza consultarci di dipingere di fucsia la Chiesa Russa perché magari era il colore originale (dei mattoni?).
Marisa D’Aloisio
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